Post n.5 “la Buona Scuola” Formazione permanente e Carriera dei docenti

Sarà un post piuttosto lungo perché qui si entra nel vivo di un dibattito tanto annoso quanto acceso e controverso nell’ambiente della scuola. Gli oggetti del contendere sono sostanzialmente due

  • Formazione permanente
  • Valutazione del merito

Dico subito che, sebbene prima di tutto sia necessaria una loro chiara ed inequivoca definizione, entrambi mi sembrano ingredienti essenziali per la qualità della scuola.
E dico anche che in questo caso il Rapporto del governo, a mio avviso, inizia con il piede giusto ma finisce per prendere la strada sbagliata.

Per prima cosa si propone una CODIFICA DELLE COMPETENZE dei docenti nei vari stadi della carriera, alla quale fare riferimento per progettare sia la formazione permanente che la valutazione del merito. Giusto. Per poter raggiungere la qualità quest’ultima va prima definita con chiarezza.
Peccato che qui si diano soltanto dei cenni piuttosto generici anche se condivisibili su cosa “ci si aspetta” da un docente: “ che insegni modi di pensare (creatività, pensiero critico, problem-solving, decision-making, capacità di apprendere), metodi di lavoro (tecnologie per la comunicazione e la collaborazione) e abilità per la vita e per lo sviluppo professionale nelle democrazie moderne” lasciando la vera e propria CODIFICA DELLE COMPETENZE ad un gruppo di esperti del settore che lavoreranno per tre mesi. In compenso, anche senza lo strumento essenziale della CODIFICA, si danno successivamente tutta una serie di regole per l’acquisizione dei crediti e per la valutazione del merito che lasciano poco spazio a discussioni e proposte.

FORMAZIONE PERMANENTE
Per quanto riguarda questo argomento alle pagine 46 e 47 del Rapporto si enunciano gli scopi e si definisce il modello da seguire per effettuare la formazione permanente ed obbligatoria.

Gli scopi della formazione permanente
Qualificare la professionalità dei docenti offrendo l’opportunità di:

  • continuare a riflettere in maniera sistematica sulle pratiche didattiche
  • intraprendere ricerche
  • valutare l’efficacia delle pratiche educative e modificarle
  • valutare le proprie esigenze in materia di formazione
  • lavorare in stretta collaborazione con i colleghi, i genitori, il territorio.

Mi sembrano scopi ben definiti e improntati a migliorare la qualità della didattica. Vorrei soffermarmi in particolar modo sul secondo e sull’ultimo punto.
Intraprendere ricerche. Sembra qualcosa di generico ed astratto rispetto al lavoro dell’insegnante ed invece è molto concreto e, a mio parere, fondamentale. Perché la scuola è l’unico luogo dove veramente si possano intraprendere ricerche in campo didattico. La ricerca è di per sé sperimentazione e la didattica  si sperimenta a scuola e non nei corsi di formazione. L’insegnante per svolgere bene il suo lavoro è tenuto a fare costantemente questo tipo di ricerca, a provare metodologie didattiche diverse, a costruirne di nuove in dipendenza dal contesto, e a fare tutto ciò in collaborazione con gli altri docenti.
Lo fanno già tutti i giorni, nelle aule delle nostre scuole, i molti bravi docenti che abbiamo.
Inserire questo punto negli scopi della formazione permanente DEVE significare che questo lavoro va riconosciuto e valorizzato trovando le modalità più opportune per poterlo testimoniare, condividere e certificare come uno dei più importanti momenti di formazione permanente. E introdurlo come elemento certificabile di formazione permanente significa incentivare tutti ad intraprenderlo come “buona pratica professionale”.
Lavorare in stretta collaborazione con i colleghi, i genitori, il territorio. Quest’ultima affermazione indica chi debbano essere gli interlocutori del docente nel suo percorso formativo permanente: i colleghi perché il lavoro del docente nella scuola non può prescindere dalla collaborazione con gli altri docenti, il territorio perché questo integra e contestualizza l’offerta formativa, ma anche i genitori, perché? Io credo che i genitori non debbano essere chiamati in causa sulle scelte didattiche perché non è questo il loro mestiere, ma sulle scelte educative sì. Quindi i genitori perché l’insegnante deve saper condividere con le famiglie il “patto educativo” e trovare strategie comuni e condivise per portarlo avanti.

 Il modello della formazione permanente
In questo Rapporto si propone un modello veramente innovativo per la formazione permanente “un modello incentrato sulla formazione esperienziale tra colleghi attraverso la creazione di una rete di formazione permanente tra docenti”.
Formazione esperienziale significa proprio la valorizzazione di quel continuo lavoro collaborativo di ricerca didattica dell’insegnante a cui accennavo poco sopra.
Gli elementi fondanti di questo modello vengono esplicitati in:

  • attribuzione di un ruolo centrale ai docenti nella formazione stessa
  • valorizzazione delle associazioni professionali dei docenti
  • formazione di reti di scuole e di reti regionali
  • ruolo cruciale all’interno delle singole scuole attribuito agli “innovatori naturali”

Chi sono questi innovatori naturali? Mettere un termine come questo in un Rapporto che prelude ad una riforma non ha molto senso perché in questi contesti ogni figura dovrebbe essere definita o definibile inequivocabilmente.
Per contro gli “innovatori naturali” sono figure realmente esistenti in ogni contesto professionale: sono le persone più capaci di rompere gli schemi ed introdurre le novità con più forza veicolandole verso i colleghi. In genere sono proprio gli stessi colleghi ad attribuire loro un ruolo di punta e a tenere in considerazione le loro capacità innovative. Ecco, se mai si dovesse “istituzionalizzare” la figura dell’innovatore naturale penso che gli unici autorizzati a decidere chi possa essere un “innovatore naturale” debbano essere i tutti i colleghi nel loro insieme. Altrimenti non funziona.
Infine nel rapporto si pone l’attenzione sulla necessità di “formare i docenti al digitale”. Va detto che per far questo sono necessari gli strumenti: una rete veloce che funzioni e che raggiunga tutte le scuole, cosa che viene prima di tutte. Ma mi sembra importante sottolineare che la formazione dei docenti al digitale deve servire soprattutto per impossessarsi di quelle modalità di lavoro in rete che sono state individuate come modello di lavoro per la formazione permanente. Deve servire per superare la rete territoriale di scuole e per dare ai docenti gli strumenti di comunicazione adatti a  condividere le loro esperienze su tutto il territorio. Comunicare in rete e condividere devono divenire i paradigmi fondamentali della professione docente. Solo allora il docente potrà (e sarà naturalmente portato a farlo) applicare con successo questi stessi metodi alla didattica nelle aule.

VALUTAZIONE DEL MERITO e SCATTI STIPENDIALI
A questo punto il rapporto continua con la proposta di una totale revisione dello status giuridico del docente dove la carriera e gli scatti stipendiali non siano più legati all’anzianità ma al merito.
Si propone l’istituzione di un SISTEMA DI CREDITI “documentabili, valutabili, certificabili e traparenti” che arricchiranno il PORTFOLIO PUBBLICO di ciascun docente, avranno “un peso diverso” (vagliato da un nucleo di valutazione interno ad ogni scuola integrato da un membro esterno) e saranno volti:

  • al miglioramento della didattica CREDITI DIDATTICI
  • alla propria qualificazione professionale CREDITI FORMATIVI
  • alla partecipazione al progetto di miglioramento della scuola CREDITI PROFESSIONALI

Queste sono definizioni molto generiche e soprattutto nulla si accenna riguardo ai criteri di valutazione di questi crediti. Qui invece varrebbe la pena soffermarci a discutere e pianificare.
Le uniche cose chiare sono che:

  • La valutazione non sarà fatta a livello nazionale ma dai singoli nuclei di valutazione delle singole scuole e quindi non sarà uniforme
  • Il portfolio pubblico, consultato dai dirigenti scolastici, servirà loro per poter “scegliere le migliori professionalità per potenziare la loro scuola”

Entrambe le cose, le uniche così chiaramente espresse, sono estremamente preoccupanti perché introducono disparità di trattamento la prima e un eccessivo potere discrezionale del dirigente la seconda.
Ma veniamo ai meccanismi di attribuzione degli scatti stipendiali che invece sono definiti con estrema dovizia di particolari. Intanto si dice che tale meccanismo “non si fonderà più soltanto sull’anzianità, ma soprattutto sull’impegno e sul contributo dei docenti al miglioramento della scuola in cui lavorano” .
Contrariamente a quanto annunciato invece la progressione per anzianità scompare del tutto, da subito e precisamente dal 1 settembre 2015 (tranne per chi andrà in pensione tra meno di 3 anni). Il meccanismo proposto per gli “scatti di competenza” è così riassumibile:

  • Gli scatti avverranno ogni 3 anni ad anni fissi per tutti (procedimento battezzato come “aspettare e prendere l’onda”) ed il primo scatto avverrà alla fine del 2018
  • Saranno premiati il 66% dei docenti mentre il 33% rimarrà al palo
  • La suddivisione tra premiati e non verrà fatta non a livello nazionale ma all’interno di ogni singola scuola o rete di scuole. Questo viene definito come l’aspetto più importante (pag. 58)

Le risorse per questa operazione invece semplicemente non ci sono perché in sintesi si dice:

  • le risorse saranno quelle già previste per gli scatti stipendiali del vecchio sistema che verranno ridistribuite in maniera diversa e cioè andranno soltanto al 66% dei docenti
  • i soldi che lo stato risparmierà mantenendo bloccati per tutti gli scatti stipendiali fino al 2018 saranno “utilizzabili anche per una stabilizzazione del fondo di Miglioramento dell’Offerta Formativa MOF destinato a remunerare anche le attività aggiuntive dei docenti in favore degli alunni”

Tale fondo è quello che serve per il meccanismo accessorio e variabile di incentivazione dello stipendio svolgendo ore di attività aggiuntiva per la scuola per lavorare su progetti legati alle funzioni obbiettivo o per competenze specifiche (BES, valutazione, POF,  orientamento, Innovazione Tecnologica).

La prima cosa che mi viene  da dire è: MA STIAMO SCHERZANDO?

Con che faccia è possibile chiedere ai docenti di impegnarsi a rivalutare il loro ruolo e migliorare la loro professionalità (cioè lavorare di più e meglio)

  • senza proporre un aumento dello stipendio base ?
  • imponendo il blocco dello stipendio per altri 3 anni ?
  • proponendo un sistema di scatti stipendiali a costo zero ?
  • prefigurando meccanismi di valutazione che li metteranno in competizione tra loro all’interno della singola scuola anziché incentivare la collaborazione ?

 DOVE SONO FINITE LE PREMESSE INIZIALI DI QUESTO RAPPORTO CHE STABILIVANO LA NECESSITA’ DI STANZIARE RISORSE PER LA SCUOLA E LE CONSIDERAVANO UN INVESTIMENTO PER IL PAESE?

 La seconda cosa che mi viene da dire è: MA STIAMO SCHERZANDO?

Come è possibile non rendersi conto che i meccanismi proposti sono in totale contrasto con quanto enunciato in precedenza sull’assoluta necessità di introdurre un modello di lavoro incentrato sulla condivisione di esperienze e competenze e sulla collaborazione tra colleghi ?
Come è possibile non considerare che introducono disparità e distorsioni?

 

“aspettare l’onda” introduce una disparità dipendente dall’anno di entrata in servizio che a mio avviso è improponibile. E semplicemente un sotterfugio per sottrarre risorse alla scuola.

Utilizzare come unità di riferimento per il calcolo del 66% la singola scuola introduce una disparità di valutazione improponibile perché non è sufficiente raggiungere un certo livello di crediti per essere premiati. Il premio non dipende dal merito ma dal contesto lavorativo.

Un tale meccanismo disincentiva la condivisione delle competenze e la collaborazione all’interno della singola scuola e cioè proprio dove tali pratiche sarebbero più necessarie e proficue.

Due parole infine sulla “mobilità orizzontale positiva”. Viene proposto come meccanismo di riequilibro della qualità delle scuole perché i docenti “mediamente bravi” dovrebbero spostarsi nelle scuole di scarsa qualità e contribuire a migliorale.

Mi sembra aberrante perché il concetto sottinteso è “io, mediamente bravo, invece di pensare a migliorarmi mi sposto dove la mia media bravura è già sufficiente a farmi emergere” Dove sta il meccanismo di incentivazione al miglioramento? Migliora davvero una scuola che accoglie docenti che non hanno voglia di sforzarsi a migliorare?
Senza pensare alle problematiche pratiche connesse alla mobilità che condizionano di gran lunga di più una decisione di questo tipo. Mi sposto io o tutta la famiglia? Quanto mi costa spostarmi, forse più dello scatto stipendiale? Come devo riorganizzare il mio quotidiano?

Per concludere la parte sulla valutazione del merito e sugli scatti stipendiali di questo Rapporto è da buttare via e riscrivere completamente, pena l’annullamento di tutto ciò che di positivo si è evidenziato fino ad ora. E qui devono fioccare le proposte concrete, bisogna scervellarsi. Perché criticare senza proporre non serve a nulla. Voglio dedicare il prossimo post alle proposte.

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4 pensieri su “Post n.5 “la Buona Scuola” Formazione permanente e Carriera dei docenti

  1. Marisa Giunti

    i due “ma scherziamo “sono GENIALI!!! Ora rileggo tutto e metto un commento ma questo volevo che ti arrivasse subito ciao Marisa

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  2. Marisa Giunti

    è ripetuta molte volte la parola “collaborazione” credo che andrebbero trovati e aggiunti altri termini. A causa della mia appartenenza mi verrebbe subito “cooperazione” ma sicuramente se ne potranno trovare altri, anche più empatici. La collaborazione non chiarisce il tipo di rapporto vulcanico che ho sperimentato anche personalmente nel progettare insieme, ci manca l’entusiasmo, la sorpresa , la passione. Chiedo troppo? ma sono fondamentali per lavorare con i ragazzi, e quando il lavoro è faticoso e lo è quello dell’insegnante, se non ci sono passione ed entusiasmo come fai?
    l’altro punto che emerge ancora e del quale ho già parlato è la continuità didattica.
    come si fa a fare ricerca didattica se sei un oggetto mobile in balia di direttori,66% e chi sa che altro? perché tutte le parti ambigue che sono contenute nel documento chi sa cosa diventeranno….sono pessimista?? ciao Marisa

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    1. giodan Autore articolo

      Ecco tutti i sinonimi di collaborazione che ho trovato:
      cooperazione, contributo, intervento, partecipazione, concorso, appoggio, sostegno, aiuto, assistenza.
      per descrivere quello che ci racconti tu non ne basta uno solo, ci vogliono tutti! tutti insieme! ed è proprio questo che deve essere valorizzato del lavoro degli insegnanti, questo che deve essere certificato, che deve essere il fondamento della formazione permanente! Grazie Marisa!

      Rispondi

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